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Donne, politica e stereotipi “oltre il soffitto”.

La politica è stata, storicamente, un ambito dominato dagli uomini. La storia delle donne in politica è una storia fatta di rivendicazioni, lotte, conquiste ed insuccessi; prima ancora di essere elette, le donne hanno dovuto lottare per essere elettrici.  Solo nel 1945 ottengono il diritto all’elettorato attivo e l’anno successivo a quello passivo, nonostante l’agitazione, nata nel secolo precedente con la rivoluzione francese, per la diffusione del messaggio di libertà ed uguaglianza e l’azione indefessa delle “suffragette” che si sono dovute scontrare con il regime fascista che relegava le donne fra le mura domestiche sulla spinta demografica del  Codice di Famiglia, fissando per legge  la paga delle donne a poco più della metà rispetto a quella degli uomini.

Dopo la fine della Seconda guerra mondiale viene eletta la prima donna in un governo italiano, la democristiana Angela Cingolani (1951) ed assistiamo ad un fermento legislativo che porta all’introduzione del divorzio e della interruzione volontaria della gravidanza. Vengono, inoltre, emanate numerose leggi che mirano ad eliminare le differenze lavorative fra uomini e donne partendo dall’abolizione delle tabelle salariali differenziate ed arrivando, fino ai giorni nostri, alla direttiva Prodi-Finocchiaro che sollecita una maggiore presenza femminile nei ruoli apicali delle aziende e nelle istituzioni.

Nonostante i passi in avanti compiuti negli anni, la percentuale delle donne in politica è ancora molto bassa.  Questa marginalità è presente in quasi tutto il mondo, senza grandi distinzioni, con eccezione dei paesi anglosassoni dove la rappresentanza femminile è più elevata. Si registrano, invece, percentuali più consistenti nelle istituzioni locali come Comuni e Regioni rispetto al Parlamento, probabilmente perché le donne hanno una maggiore familiarità con enti come scuole, ospedali e servizi prossimi avendo maturato esperienza nella gestione e cura familiare. 

Ultimamente l’Unione Europea ha esortato gli stati membri a facilitare l’ingresso delle donne in politica attraverso progetti e leggi, cercando di rimuovere gli ostacoli che possono incontrare.  Indipendentemente dall’imposizione normativa sarebbe opportuno indurre la collettività a scardinare eventuali pregiudizi di cui sono vittime. Gli stereotipi di genere, infatti, possono influenzare fortemente il modo in cui vengono percepite le donne in ambito politico e questi pregiudizi si possono manifestare su una duplice direzione: da una parte si pensa che le donne possano essere troppo sensibili ed emotive per assumere decisioni razionali dall’altra si vedono le donne troppo impegnate nella sfera privata, piuttosto che nella “res publica”.  Una nota a parte va riservata al modello di leadership. Talvolta alcune donne adottano uno stile che si accosta a quello maschile ignorando, invece, l’unicità e l’inclusività della loro leadership innata fondata su ascolto, collaborazione, mediazione ed empatia.  

Nel mondo moderno abbiamo un nome per ogni cosa, lo abbiamo rintracciato anche in questo ambito: il “glass ceiling”. Il concetto, tradotto in italiano come “soffitto di vetro”, indica la presenza di barriere invisibili che possono impedire alle donne di raggiungere posizioni elevate nella politica, nelle istituzioni e in generale nei ruoli apicali delle grandi aziende, nonostante le competenze e le qualifiche. La trasparenza del vetro rende così forte e reale la metafora che si può immaginare di vedere cosa succede sopra il soffitto, senza però riuscire ad oltrepassarlo. Per consentire il passaggio oltre il soffitto occorre identificare ed affrontare gli stereotipi; riconoscere i pregiudizi inconsci è la base per costruire una cultura inclusiva in cui ognuno possa essere valutato per capacità e non per genere di appartenenza.

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