Il tema del risparmio nel mondo femminile è molto interessante e coinvolge diverse dimensioni economiche, sociali, culturali e psicologiche. Per inquadrare il contesto di riferimento partiamo da un po’ di numeri elaborati in base ad una ricerca realizzata da Ipsos per UniCredit in collaborazione con il Corriere della Sera: in Italia il 37 per cento delle donne non ha un conto corrente personale, mentre solo il 22 per cento delle donne gestisce le finanze della famiglia, il 31 per cento non se ne occupa proprio; di queste una su tre preferisce delegare a chi “ne sa di più…”, per quanto riguarda l’interesse verso la gestione del denaro, del risparmio e degli investimenti è più elevato tra gli uomini (67 per cento) che tra le donne (53 per cento).
Questi dati ci forniscono uno spaccato del rapporto tra donne e risparmio, confermando un divario di genere soprattutto reddituale, in molti paesi ancora persiste una disuguaglianza salariale che riduce le possibilità di risparmio ed investimento, rendendo faticoso per molte donne la costruzione di una solida base finanziaria. Il gender gap influisce anche su consapevolezza e sicurezza, molte donne, infatti, si sentono insicure in tema di educazione finanziaria anche quando molto informate; questa mancanza di fiducia si riflette sulle scelte finanziarie, sul reddito e sul loro patrimonio.
Ci sono, poi, una serie di convenzioni culturali radicate, che vedono le donne occuparsi della famiglia a livello pratico ed organizzativo delegando la gestione delle finanze al proprio compagno, o ancora peggio, che le vedono etichettate come “maniache dello shopping”.
Tutti questi stereotipi possono essere contrastati con la conoscenza, analizzando i meccanismi che li abitano è possibile comprenderli, gestendoli in modo equilibrato. Prendiamo, ad esempio, proprio questa inclinazione del mondo femminile alle spese: la prospettiva di acquistare qualcosa di nuovo o la possibilità di ottenere uno sconto ingente su cose che desideriamo da tempo aumenta i livelli di dopamina nel cervello, contribuendo ad una sensazione di gratificazione e benessere, quindi lo shopping prima ancora di essere una mera transazione per l’acquisto di un prodotto o di un servizio è un esperienza emotiva, ecco perché spesso accumuliamo delle cose di cui non abbiamo effettivo bisogno. Anche se l’argomento è sicuramente più complesso ed abbraccia temi come l’affermazione della propria identità ed accettazione sociale fino ad arrivare a comportamenti patologici che celano disagi profondi, il punto chiave è la consapevolezza, che consente di liberarci dai condizionamenti consumistici e di trasformare le conoscenze in azioni concrete, quali per esempio la redazione di un budget mensile come strumento di programmazione ed al contempo apre una porta sul futuro anche a livello pensionistico. La pianificazione pensionistica è un altro aspetto cruciale del risparmio femminile, le donne tendono a vivere più a lungo degli uomini ma a causa di contrazioni nella carriera lavorativa come le maternità, il caregiving o la necessità del part-time, riducono la loro capacità di risparmiare ed investire rendendole soggetti vulnerabili al momento del pensionamento.
La soluzione al gender gap non va ricercata all’interno del sistema pensionistico quanto piuttosto in un avanzamento della condizione lavorativa femminile, con l’introduzione di servizi che limitino la discontinuità lavorativa come per esempio misure per il sostegno all’infanzia o l’adozione dello smart-working che consentano di coniugare con serenità impegni familiari e lavorativi; parallelamente è necessario portare avanti campagne di alfabetizzazione finanziaria e previdenziale che alimentano la crescita di quella consapevolezza più volte richiamata per accrescere la propensione al risparmio e per guardare al futuro tutelandosi da rischi e incognite, ma soprattutto per vivere il presente liberi da forme abusanti subdole come la violenza economica esercitata dal partner o dalla famiglia.





