Quando ci ripenso non faccio che ridere, per le situazioni assurde in cui ci siamo trovati… Ed è questo il bello dell’India: per quanto si faccia amare e odiare allo stesso tempo, ti lascia solo ricordi positivi.
Per non farci mancare nulla, siamo arrivati a Delhi puntualmente (e inconsapevolmente) nel caos economico, provocato dall’improvvisa decisione del Governo indiano di mettere fuori uso le banconote di alto taglio per contrastare la corruzione e il riciclaggio che dilagano nel Paese… “Una bella idea, gestita male”, volendo citare un meme famoso: si verificò uno shock causato dalla carenza di contante disponibile, nessun money change aveva più rupie da cambiare, file chilometriche davanti agli ATM e alle filiali delle banche. In queste occasioni si rivaluta l’importanza del denaro contante, specie in un paese in cui buona parte dei cittadini vive in uno stato di povertà, figuriamoci un conto corrente e una carta di pagamento.
E così, dopo qualche ora di faticosissime ricerche, ci portano in un ufficio anni 70 con un arredamento decisamente kitsch, per incontrare questo commerciante con 4 anelli d’oro e avvolto dalla nube del suo sigaro, sembrava molto quello di The Snatch, che ci permette di scambiare la quantità di denaro che ci serviva, non proprio al tasso di cambio di mercato…Sigh… Capimmo dopo poche ore che ogni cosa era difficile, anche la più semplice te la dovevi guadagnare… dovevi faticosamente negoziare tutto.
Ogni volta che svolti l’angolo ti appare una situazione nuova, qualcosa che cattura la tua attenzione. Gioie e amarezze. Un matrimonio che sembra carnevale, con gli sposi tutti agghindati che fermano il carro per fare una foto con te e i loro amici che ballano in strada una musica inascoltabile per festeggiare il grande giorno. Montagne di rifiuti in putrefazione con odori che non pensavi neanche esistessero. Venditori di qualsiasi cosa che cercano di catturare il tuo interesse per sbancare la giornata. Aria irrespirabile per lo smog. Vacche che defecano in mezzo alla strada. Incantatori di serpenti. Persone che cucinano ai bordi delle strade. Qualcosa che va a fuoco. Bambini che giocano. Una guardia giurata con un fucile da caccia della prima guerra mondiale che legge il giornale davanti a una banca. Un mutilato che si trascina per terra in cerca di elemosina davanti a un semaforo. Ratti che gironzolano indisturbati. Una famiglia di cinque persone su una moto. On air il rumore dei decisamente abusati clacson. Gli “invisibili” ai lati di ogni strada. Potrei continuare per molto tempo.
Qua c’è un codice della strada “spontaneo”, e nel caos estremo tutto sembra funzionare alla perfezione. Ci vuole solo un po’ di pazienza. E tra un zig zag tra le vacche indisturbate in mezzo alla carreggiata, due frontali mancati per poco, un poliziotto che ferma il tuc tuc per cercare di estorcerti dei soldi, un tentativo di attraversare la strada che praticamente ti devi buttare e sperare che nessuno ti investa… cerchi di districarti e arrivare a destinazione.
Il forte rosso patrimonio mondiale Unesco, Jama Masjid, Chandni Chowk, Lodhi Garden, India Gate, Il tempio di loto… meritano una visita. Delhi è sterminata, con i suoi 28 milioni di abitanti e non avrete mai abbastanza tempo per vederla tutta. Tappa iniziale perfetta per visitare il nord dell’India, cercate di dedicarle almeno 3 giorni pieni.
In tarda serata arriviamo in stazione per prendere il treno notturno che ci avrebbe condotto nel Rajasthan, la terra dei Re. La prima sensazione ci ha fatto capire subito che le aspettative sul comfort del viaggio in treno erano decisamente eccessive. Ci sta, considerando che l’unico treno indiano che avevamo visto era quello del film “Il treno per il Darjeeling”…
Per quanto avessi prenotato tutti i biglietti da casa (dopo una faticosa e lunghissima validazione dell’account sul sito delle ferrovie indiane), non riusciamo a trovare i nostri nomi nelle numerose liste passeggeri. Ci mancherebbe che per una volta qualcosa possa andarci liscio. E così dopo numerose persone intervistate finiamo nell’ufficio di un pittoresco capostazione che con i suoi dodici telefoni sulla scrivania sommersa di fogli e bicchieri di caffè, un poster anni 70 sul turismo indiano, riesce a sistemare l’errore. Saliti a bordo, ci dirigiamo verso la prima classe (standard minimo per chi vuole viaggiare in treno in India) e ci sistemiamo nel nostro scompartimento, che ci consigliano di chiudere per evitare di essere rapinati in una delle tante soste che il treno farà nella notte (sigh).
Jaipur ci accolse con la rara bellezza dell’Hawa Mahal (Palazzo dei Venti) e il forte di Amber. Una regione, il Rajasthan, che merita una visita se programmate un viaggio in India.
La vicina e caotica Pushkar, nota per la fiera dei cammelli, diventa improvvisamente silenziosa entrando nel tempio Brahma Mandir.
Jodhpur, la città blu, che abbiamo raggiunto grazie a un trasporto su furgone che ci ha fatto rimpiangere il treno, è il punto ideale anche per esplorare il deserto. È stato bellissimo visitare il forte Mehrangarh e perdersi nei silenziosi vicoli dei bramini blu, incontrare persone, assistere a una processione danzante così per caso, ricevere sorrisi.
Quando abbiamo lasciato la terra dei Re per tornare verso l’Uttar Pradesh sul nostro mezzo di trasporto preferito, non potevamo non fermarci ad Agra, per visitare l’iconico e stupendo Taj Mahal. Non ha bisogno di presentazioni questo bellissimo mausoleo annoverato tra le sette meraviglie del mondo.
Proseguiamo il percorso lungo il Gange, terminando il nostro simbolico pellegrinaggio alla città santa, la capitale spirituale dell’India.
Milioni di induisti visitano Varanasi ogni anno, si dice che ogni fedele abbia l’obbligo di visitarla almeno una volta nella vita per immergersi nel sacro Gange.
Morire a Varanasi si ritiene che possa liberare dalle reincarnazioni, motivo per cui qui vengono cremati ininterrottamente e pubblicamente i corpi di numerosi induisti, si stima oltre 300 al giorno. Dopo il toccante rito della cremazione, gestito dalla casta dei Dom, le ceneri vengono sparse nel Gange, lasciando andare i resti del corpo su piccole zattere in legno.
Varanasi con i suoi circa duemila templi, è la metà più spirituale che abbiamo visitato in India. Percorrendo i suoi tortuosi vicoli, siamo arrivati al suo cuore, i numerosi ghat (scale in cemento che conducono al fiume Gange). La vita nei ghat… quanta spiritualità, quante emozioni. Quanti contrasti… dal mendicante, ai sacerdoti induisti, ai guru… abbiamo visto estrema povertà, ma anche tanta felicità nei bambini che giocavano con noi, o che guidavano aquiloni. Al tramonto le persone si radunano nel ghat Dasaswamedh (e noi con loro) per assistere alla Ganga Aarti, un rituale importante per gli induisti e carico di simbologie.
Il ricordo più bello: l’ultimo giorno abbiamo fatto un’emozionante e suggestivo giro in barca sul Gange all’alba. Quanto è viva Varanasi a qualsiasi ora del giorno e della notte, soprattutto all’alba quando centinaia di pellegrini si immergono nel Gange.
Varanasi resta nel cuore: ci ha molto colpito, mettendoci di fronte alla “crudità” dei riti funebri, e alla spiritualità dei riti e delle persone incontrate.
Ci vuole una vita intera per visitare l’India, dai confini con il Nepal dove dall’alto Himalaya sgorga il Gange, al Punjab, Rajasthan, Uttar Pradesh, Kerala.. solo per citarne qualcuno. Abbiamo scelto di dividere la vacanza in due parti: la parte più culturale e faticosa che vi ho raccontato, e la parte rilassante a Goa. Una suddivisione perfetta, dopo tanta fatica avevamo proprio bisogno di una atmosfera rilassata.
Goa ha molto da offrire se siete amanti della vita da spiaggia e della musica. Le sue spiagge sono a mio avviso eccessivamente quotate (non vi aspettate il paradiso tropicale che molti raccontano), ma la vita notturna regala molti momenti di relax e divertimento.
Spero che queste poche righe vi abbiano incuriosito, anche se occorre essere chiari nel dire che l’India non è una meta per chiunque.
Mi è piaciuto rivivere l’India guardando alcuni film peraltro molto noti, se vi fossero sfuggiti vi riporto i miei preferiti: Vita di Pi, Millionaire, la Tigre Bianca, Lion.
Buon viaggio a voi, namasté.





