L’industria bancaria italiana ha appena chiuso un’annata da incorniciare, con risultati che parlano di un settore in stato di grazia: oltre 21 miliardi di euro di utili incassati dai maggiori gruppi solo nei primi nove mesi dell’anno. In questo scenario di eccezionale solidità, diventa inevitabile e urgente aprire una riflessione profonda sul rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro. Non si tratta solo di una scadenza tecnica fissata, ma di una questione di giustizia sociale: con margini così ampi, è doveroso riconoscere il contributo dei lavoratori, senza se e senza ma. Se il settore ha saputo capitalizzare al meglio l’aumento dei tassi di interesse voluto dalla BCE, generando un margine di interesse straordinario, non dobbiamo dimenticare che dietro questi numeri c’è il lavoro quotidiano di tutti i lavoratori che hanno saputo gestire una transizione epocale, spostando l’asse verso la consulenza e il risparmio gestito con un’efficienza che non ha eguali.
Il nostro Segretario Generale, Lando Maria Sileoni, è stato chiaro nel ricordare che i profitti record non sono un regalo della sorte, ma il frutto di un gioco di squadra in cui il sindacato ha, sempre, saputo rivendicare il ruolo centrale dei lavoratori. Nonostante il rinnovo del novembre 2023 sia stato definito “storico” per i 435 euro medi di aumento, il ripristino del TFR pieno e la riduzione dell’orario di lavoro, l’inflazione non ha fatto sconti a nessuno e, per quanto quegli aumenti siano stati un polmone vitale, oggi la tenuta del potere d’acquisto torna a essere il cuore pulsante delle nostre rivendicazioni.
Ad oggi, la sfida si fa ancora più ambiziosa. Non chiediamo solo un adeguamento salariale, ma il riconoscimento tangibile di un carico di lavoro che, tra digitalizzazione e nuove responsabilità, è diventato sempre più gravoso. Come più volte sottolineato dal nostro Segretario Generale, i nuovi contratti ABI e BCC non dovranno limitarsi al presente, ma dovranno “fotografare” un settore in forte trasformazione gestendo il cambiamento per dare garanzie certe a chi ci lavora ogni giorno. La FABI è sempre stata impegnata a rendere il CCNL quale vero e proprio baluardo e scudo per i lavoratori per garantire loro un presente ed un futuro sempre più certo e sicuro.
Tutti devono essere consapevoli che la solidità e l’ottima reputazione internazionale di cui godono oggi i nostri istituti passano necessariamente per il benessere di chi sta dietro lo sportello o negli uffici. Rifiutare un riconoscimento economico adeguato in una fase di profitti stellari non sarebbe solo miope, ma rischierebbe di incrinare le relazioni industriali proprio nel momento in cui il settore ha più bisogno di stabilità per affrontare le sfide future. Il rinnovo del contratto collettivo nazionale di settore deve tradursi in un benessere duraturo in quanto è un obiettivo che perseguiremo con la determinazione di chi, dal 1948 ad oggi, è sempre dalla parte dei lavoratori.





