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C’è chi Risika e chi Rosika

Se pensate che il Risiko sia solo quel gioco in scatola vintage con i carrarmati di plastica, siete fuori strada. In Italia si sta giocando una partita molto più reale e con una posta in gioco altissima: il risiko bancario. Sulla mappa finanziaria del Paese le pedine si muovono velocemente tra offerte pubbliche di acquisto, fusioni e contromosse strategiche che stanno ridisegnando i confini del potere economico. 

Al centro del gioco ci sono banche che continuano ad espandersi, capaci di influenzare non solo i mercati ma l’intero sistema. Questa crescita complessiva sta riscrivendo i rapporti di forza all’interno del settore.

Questo scenario potrebbe scaricarsi direttamente sulla vita reale dei lavoratori, in particolare dei tantissimi under 35 entrati di recente nel settore o che puntano a farlo. La mappa di questo risiko bancario potrebbe condizionare anche il tavolo delle trattative per il rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL), scaduto a marzo e con i negoziati entrati nel vivo a luglio. La Fabi, e le altre organizzazioni sindacali, si sono presentate al confronto con una piattaforma unitaria anche orientata alle esigenze delle nuove generazioni, mettendo sul piatto richieste precise.

Tra le richieste ci limitiamo a citarne solo alcune, la prima è un aumento salariale per la figura media di riferimento di 518 euro, cifra dettata dagli utili record che le banche hanno macinato nell’ultimo biennio grazie non solo al rialzo dei tassi ma ad una costante crescita del commissionale e soprattutto al grande lavoro e sacrificio di tutti i lavoratori. Per i più giovani e non solo si tratterebbe di una boccata d’ossigeno fondamentale per recuperare il potere d’acquisto perso con l’inflazione ed il notevole rincaro del costo della vita.

C’è poi la richiesta della settimana corta a 35 ore a parità di salario. Si tratta di una misura per favorire il work-life balance, un tema che per la Generazione Z e i Millennials è diventato, molte volte prioritario, nella scelta del posto di lavoro. Il testo punta anche a regolamentare sia l’introduzione dell’Intelligenza Artificiale, per evitare che la digitalizzazione si possa tradurre in un taglio dei posti di lavoro sia il grande impatto che si si avrà su un’organizzazione del lavoro che muterà molto rapidamente nei prossimi anni.

È qui che rischia di consumarsi un paradosso, non si può pretendere che i lavoratori si adeguino rapidamente alle innovazioni tecnologiche ed alla nuova organizzazione del lavoro senza riconoscere con la stessa tempestività il giusto trattamento economico e normativo a chi rende possibili questi successi. 

La Fabi ha già chiarito che non accetterà questa giustificazione e che eventuali rinvii avranno un costo per la parte datoriale. 

La possibilità di essere protagonisti ancora una volta c’è e non dobbiamo farcela scappare. 

La Fabi, come sempre, non arretrerà di un passo.

Alessandro Drago
Alessandro Drago
Esecutivo Nazionale FABI Giovani
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