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a cura del Coordinamento FABI Giovani - giovani@fabi.it
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L’equilibrista 

Cammina in bilico su un filo sottile, teso nel vuoto della sua solitudine. 

Da una parte la voragine dei budget commerciali, KPI da centrare e target impossibili imposti dagli algoritmi, dall’altra il rapporto consolidato con il cliente, la relazione umana, l’etica e la morale.

Questo potrebbe essere il ritratto del lavoratore bancario di oggi, un’acrobata senza rete di protezione e una platea di azionisti che applaude i profitti record che il settore del credito ha prodotto in questi anni. 

Ogni giorno l’esercizio si ripete e a far oscillare la fune non è solo la mole di lavoro quotidiano, le call conference continue e la digitalizzazione galoppante, ma una vera e propria forza di gravità chiamata tempo. D’altro canto, è sempre una corsa contro il tempo, tutto è diventato urgente e prioritario, forse anche perché gli organici nel settore sono ormai ridotti all’osso ed il ricambio generazionale diventa sempre più importante. Come Fabi, insieme alle altre organizzazioni sindacali, sosteniamo da tempo l’occupazione attraverso politiche attive, incentivi del FOC e accordi aziendali, con l’obiettivo che a ogni prepensionamento volontario incentivato corrisponda una nuova assunzione.

Ci domandiamo, inoltre, se forse il bancario non è più un mestiere attrattivo come un tempo.Qualche anno fa era considerato un punto di arrivo, stipendio fisso, sicuro e tranquillo, ma oggi tutto sembra rimesso in discussione dagli eventi e da un modo di fare banca che non esiste più.

Insomma, bisogna imparare a fare gli equilibristi perché da una parte i manager chiedono di spingere sui collocamenti dei prodotti finanziari e assicurativi, dall’altra la pressione normativa e la burocrazia attanagliano tempi e modalità di lavoro.

Nel mezzo il lavoratore che cerca di non perdere il passo e se si dovesse sbilanciare troppo verso il budget potrebbe mettere in dubbio, alle volte, la propria etica professionale ed il rapporto con il cliente e se, forse, provasse a difendere il proprio diritto alla “salute mentale” rischierebbe di essereetichettato come l’anello debole della catena. 

A tal proposito abbiamo di recente promosso – come FABI – un’indagine su 5000 dipendenti ed il risultato è stato molto preoccupante: un bancario su quattro assume ansiolitici. Un dato che sembra essere in costante aumento e che ci preoccupa ancor di più rispetto a quelle che potrebbero essere le politiche commerciali dei gruppi bancari nei prossimi anni. 

Ecco perché non possiamo limitarci a fotografare la realtà: serve un’azione collettiva sempre più incisiva, capace di imporre una moratoria su quelle pressioni commerciali sconsiderate. 

Riteniamo doveroso concentrarci sempre più nel pretendere il rispetto rigoroso di equi carichi di lavoro. La contrattazione collettiva deve continuare a rappresentare sempre più uno scudo efficace contro la deriva algoritmica. Non basta denunciare il disagio, bisogna anche essere sempre più intransigenti verso le eventuali pratiche di micromanagement tossico e vincolare i premi di produttività aziendale anche ad indicatori di benessere organizzativo e qualità del lavoro, non solo ai volumi di vendita.

La banca del futuro, riteniamo, dovrebbe rimettere, maggiormente, al centro la persona — sia essa lavoratore o cliente — o potrebbe essere destinata a implodere.

In fondo, il vero bilancio di una banca non si misura soltanto negli utili distribuiti agli azionisti o nei volumi di prodotti collocati, ma nel grado di umanità che riesce a preservare nei suoi sportelli.

Come ricordava Antoine de Saint-Exupéry, “Essere uomo significa precisamente essere responsabile. È provare vergogna di fronte a una miseria che non sembra dipendere da noi..”

La corda su cui camminano i bancari non è un destino immodificabile, le scelte, fortunatamente, si possono cambiare e il nostro Segretario Generale si è già prodigato, in tal senso, per ben due volte grazie anche alla duplice audizione in commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario, finanziario e assicurativo.

Ora nessuno può più fingere di non sapere.

Alessandro De Riccardis
Alessandro De Riccardis
Coordinatore Nazionale FABI Giovani
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